Alessandra Recine
Cresce a dismisura il consumo di ansiolitici e antidepressivi in Italia. Questo è quanto emerge dai dati dell’ultimo Rapporto OsMed (gennaio-settembre 2014) recentemente diffusi dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nel nostro Paese il consumo di antidepressivi è divenuto talmente ampio da costituire, a detta dei vertici dell’agenzia, “una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica”. “Durante i primi 9 mesi del 2014 – sottolinea Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine Psicologi del Lazio – i nostri concittadini hanno acquistato più antidepressivi, e contestualmente meno antibiotici e meno vaccini”. Un dato che fa senz’altro riflettere. Stando a quanto riportato dai medici di medicina generale, la depressione interessa oggi il 10% della popolazione italiana, quindi circa 7 milioni di persone. Considerando anche i malati non diagnosticati (altri 9 milioni di cittadini) il numero è palesemente più elevato. Inoltre, l’umore depresso sembrerebbe essere una prerogativa del sesso femminile e la sua incidenza tenderebbe a crescere in maniera rilevante all’aumentare dell’età. Ma cosa si nasconde dietro questo esponenziale aumento del consumo di antidepressivi?







