Dispareunia: quando fare l’amore fa rima con dolore

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Alessandra Recine e Luca Pierleoni

Quando pensiamo al sesso siamo comunemente portati a collegarlo all’idea di un’attività intima e piacevole per entrambi i componenti della coppia. Invece, non sempre è così. All’attività sessuale può infatti associarsi un dolore silente e invalidante chiamato dispareunia.

Di cosa si tratta?

Il termine dispareunia (dal greco, dys, cattivo, e pareunos, che giace accanto) indica il persistente o ricorrente dolore genitale che può manifestarsi al tentativo di penetrazione, durante o, più raramente, dopo un rapporto sessuale. La dispareunia nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) viene inquadrata nelle disfunzioni sessuali e, più nello specifico, nella categoria dei Disturbi da dolore genito-pelvico e della penetrazione. Il momento d’insorgenza del dolore rappresenta un elemento assolutamente indispensabile per classificare la dispareunia: si parla di dispareunia primaria (detta anche lifelong) quando il dolore durante la penetrazione si presenta sin dall’inizio della vita sessuale, e di dispareunia secondaria quando il disturbo si manifesta in seguito ad un periodo di adeguato e soddisfacente funzionamento sessuale. Altra variabile fondamentale nella diagnosi di dispareunia è il distress (disagio) percepito dalla donna di fronte al dolore genitale che può essere lieve moderato o severo.

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