Dal sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio
Marta Giuliani e Luca Pierleoni
La parola “stereotipo”, composta dai termini greci “stereos” (duro) e “typos” (impressione), fu coniata per la prima volta alla fine del 1700 dal tipografo francese Firmin Didot, che con l’espressione “stéréotype” volle descrivere il suo nuovo metodo di riproduzione di stampa.
È di facile intuizione come questo vocabolo passò ben presto a rappresentare l’idea preconcetta, la tendenza a generalizzare un’opinione in modo rigido e continuo. L’ampia diffusione di stereotipi legati alla sessualità ha creato, nel corso dei secoli, dei veri e propri “sexual script” (copioni sessuali), ovvero degli schemi cognitivi su come uomini e donne dovrebbero comportarsi in relazione all’erotismo individuale e alla sessualità di coppia.
Se nel mondo maschile tali stereotipi sono caratterizzati da una continua celebrazione della propria “potenza sessuale”, nell’universo femminile i pregiudizi legati a tale sfera viaggiano in un percorso diametralmente opposto. Si assiste, infatti, ad una stringente tendenza a reprimere il proprio erotismo, le proprie fantasie e, più in generale, il proprio piacere.
Nonostante nel corso degli ultimi decenni la rivoluzione sessuale abbia permesso una maggiore espressione dell’intimità femminile, sono ancora numerose le donne fortemente legate a tali copioni al punto da compromettere, a volte anche in modo significativo, il loro benessere individuale e di coppia.
STEREOTIPO n. 1:
“Le donne, si sa, hanno meno desiderio sessuale”







