Michela Pieroni e Luca Pierleoni
La parola sexting nasce dalla fusione dei termini inglesi sex (sesso) e texting (inviare messaggini). Il neologismo sta ad indicare l’invio di frasi e messaggi a sfondo sessuale corredati o meno da foto, autoscatti e selfie dai contenuti sensuali o, comunque, inerenti il sesso. Il supporto tecnologico di riferimento è, naturalmente, lo smartphone, ma non solo. Il sexting è oggi divenuto un fenomeno di proporzioni molto estese e, soprattutto per quanto riguarda i giovani e i giovanissimi, i rischi e le conseguenze della diffusione di contenuti e materiali erotici personali possono assumere tinte preoccupanti.
Quanto è diffuso il fenomeno?
Molte sono le ricerche che, negli ultimi anni, si sono occupate del sexting (soprattutto tra i giovani) e il dato che le accomuna è quello che vuole il fenomeno in costante e irrefrenabile ascesa. Ad esempio, le percentuali riferite da Telefono Azzurro e Eurispes, 2012, dicono che immagini, messaggi e filmati a sfondo sessuale vengono ricevuti spesso da parte di amici (38,6%), del proprio partner (27,1%), di conoscenti (9,9%) e anche di estranei (22,7% dei casi). Ancora, in Inghilterra, secondo il report 2013 diffuso da Childline, 1 adolescente su 4 ha inviato proprie immagini o video esplicitamente osè, mentre l’indagine di Telefono Azzurro e Doxa Kids (2014) ha rivelato come il 35,9% dei ragazzi conosce qualcuno che ha utilizzato il sexting. Rispetto al mondo degli adulti, i numeri riportati dal Global Sex Survey 2015, indagine sulle abitudini sessuali e influenze della tecnologia sull’infedeltà, condotta dal sito di incontri extraconiugali AshleyMadison.com, che ha coinvolto un campione di oltre 76 mila utenti iscritti al sito da 27 Paesi diversi, parlano addirittura di un 92% di italiani che praticherebbe più o meno abitualmente il sexting sebbene, contemporaneamente, ben il 49% dichiari di fare sesso solamente una volta ogni due/tre mesi: che il virtuale venga preferito al reale?







