Pornografia: parliamone

Dal Sito dell’Ordine degli Psicologi Lazio

Luca Pierleoni, Marta Giuliani

 

Di cosa parliamo esattamente quando parliamo di pornografia? C’è da chiederselo, perché è la stessa definizione di questo termine a far capire la complessità del concetto. Secondo uno dei più accreditati dizionari della lingua italiana (Treccani, 2016), la pornografia consiste nella trattazione o rappresentazione attraverso vari mezzi (come film, video, scritti, foto o spettacoli) di soggetti o immagini ritenuti osceni, allo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore. Il problema, a questo punto, è che non è semplice definire ciò che è osceno, perché quello che urta il comune senso del pudore è qualcosa di estremamente variabile a seconda del momento storico, dei contesti sociali e di molti altri fattori.

Ad ogni modo, la storia ci mostra che la pornografia è sempre esistita. Dalle prime rappresentazioni erotiche risalenti al paleolitico alle immagini degli antichi egizi, passando per i rilievi decorativi dei palazzi Assiri in Mesopotamia, gli affreschi degli antichi greci e romani (raffiguranti, per esempio, scene di sesso omosessuale, di sesso a tre, di fellatio o di cunnilingus) e pure per il Kama Sutra, manuale indiano che stabiliva le regole della relazione affettiva e al tempo stesso quelle del rapporto sessuale. Insomma, fin dalla notte dei tempi gli esseri umani hanno avuto l’istinto di guardare immagini di sesso esplicito: quello che è cambiato nel corso del tempo è stato (e continua ad essere) da una parte il modo di proporre tali immagini e dall’altra il loro significato simbolico, religioso e/o propiziatorio (oltre che erotico) che in alcune epoche storiche poteva essere associato a tali rappresentazioni.

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