Gaetano Gambino
La SISP torna ad occuparsi di asessualità, un tema molto dibattuto negli ultimi tempi in ambito scientifico e non, anche grazie all’impegno di attivisti, oltreché all’interesse sempre crescente di esperti e giornalisti. Per cogliere più da vicino una realtà così variegata abbiamo scelto di porre alcune domande ad Alice Redaelli, referente del Gruppo Asessualità di Arcigay Milano e di AVEN Italia, una delle principali associazioni di asessuali del nostro Paese.
Sembra ormai assodato che l’asessualità possa essere considerata un orientamento tipico di alcuni individui (come essere omosessuali, eterosessuali, bisessuali o altro). Può aiutarci a chiarire meglio questo concetto?
L’asessualità viene considerata un orientamento sessuale da ormai più di vent’anni, anche se solo più recentemente la comunità scientifica si è definitivamente accordata in tal senso. Come sappiamo l’orientamento sessuale viene definito in base al genere delle persone da cui si è attratti. Perché non considerarci quindi gay, lesbiche o bi? Perché in effetti la mancanza di attrazione ci differenzia dagli altri. Per spiegarlo più semplicemente, l’asessualità è un orientamento così come 0 è un numero. Quello che forse molti non considerano è che secondo la definizione di orientamento, l’attrazione non deve essere per forza sessuale, ma può essere anche solo affettiva e mentale.







